Violenza di genere e amore romantico

Ascolta lo spazio in cui leggiamo un testo di Coral Herrera Gómez, che spiega perché l’amore romantico è il meccanismo culturale più potente per perpetuare il patriarcato [dura 30′]

 

La violenza di genere e l’amore romantico

 

L’amore romantico è lo strumento più potente per controllare e sottomettere le donne, specialmente in quei paesi dove le donne sono cittadine di diritto ma, legalmente, non sono proprietà di nessuno.
Molte persone sanno che dosare affetto e crudeltà verso una donna serve ad uccidere la sua autostima e ad innescare delle dipendenze, quindi utilizzano il binomio Buono-Cattivo per incastrarle, farle innamorare perdutamente e alla fine dominarle.

Un esempio di questo è Kalimán, un pappone messicano che spiega come riesca a far prostituire le sue mogli: sceglie le più povere e bisognose, preferibilmente quelle che hanno più carenza d’affetto e che sono socialmente isolate. I papponi seguono il copione alla perfezione: prima le colmano d’amore, attenzioni e regali, durante i primi 2 mesi, facendole credere che è la donna della sua vita e che si prenderà per sempre cura sia dei suoi bisogni che dei suoi capricci. Poi la rinchiude alcuni giorni in uno bordello perchè le donne le facciano ‘la terapia’. Se lei dovesse resistere, scalciare arrabbiarsi, la lascia da sola. Mai chiederle scusa. Dovrà soffrire fino a che il suo orgoglio non si spezzi e, piegandosi (inginocchiandosi), accetti la sconfitta.
Il maschio deve rimanere fermo, mostrare il suo disprezzo ed andarsene nei momenti di massima rabbia. Mai impietosirsi per le lacrime di sua moglie. Questa tecnica gli assicura che loro appaghino i suoi desideri e si prostituiscano per lui o per strada o nei bordelli. La maggior parte di queste donne non ha e non saprebbe dove andare e, secondo loro, se provano il lusso non torneranno alla loro vita di povertà.
Questo racconto dell’orrore è più comune di quanto si creda e diffuso dappertutto.
Non solo papponi e sfruttatori, anche moltissimi fidanzati e mariti trattano le donne come cavalle selvatiche da domare e addomesticare affinché diventino fedeli, sottomesse e obbedienti. Molti continuano a credere che le donne siano nate per servire o amare gli uomini. E purtroppo anche molte donne ne sono convinte.
‘per amorÈ ci aggrappiamo a situazioni maltrattanti, di abuso e sfruttamento.
‘per amorÈ ci mettiamo insieme a persone orrende che all’inizio sembrano principi azzurri, ma poi ci ingannano, si approfittano di noi o vivono a nostre spese.
‘per amorÈ sopportiamo insulti, violenza, disprezzo. Siamo capaci di umiliarci per amore, e vantarci della nostra capacità di amare.
‘per amorÈ ci sacrifichiamo, permettiamo che ci annullino, perdiamo la nostra libertà, le nostre amicizie e affetti.
‘per amorÈ abbandoniamo i nostri sogni e obiettivi, ‘per amorÈ entriamo in competizione con le altre donne inimicandocele per sempre, ‘per amorÈ molliamo tutto…
Questo “amore” quando ci raggiunge ci rende donne reali, ci nobilita, ci fa sentire pure, dà un senso alla nostra vita, ci da uno status, ci eleva al di sopra dei comuni mortali.
Questo “amore” non è solo l’amore, ma anche la salvezza. Le Principesse delle favole non lavorano: sono mantenute dal principe. Nella nostra società, essere amate e scelte da un uomo è sinonimo di approvazione e riuscita sociale, quando un uomo ti sceglie ti da valore, ti fa madre, ti rende signora.
Questo “amore” ci intrappola in contraddizioni assurde: “dovrei lasciarlo, ma non posso perché io lo amo / perché col tempo cambierà / perché mi ama / perché è quello che ho.”
Si tratta di un “amore” basato su conquista e seduzione, e su tutta una serie di miti che ci rendono schiave, come ad es. “l’amore vince su tutto”, o “una volta che trovata l’anima gemella, è per sempre.”
Questo “amore” promette molto, ma ci riempie di frustrazione, ci incatena a persone che hanno tutto il potere su di noi, ci incastra in ruoli tradizionali, ci punisce quando non ci adeguiamo alle aspettative altrui.
Questo “amore” ci rende anche esseri dipendenti ed egoisti, perché usiamo le strategie per ottenere ciò che vogliamo, perché ci insegnano che si da per ricevere, e perché ci aspettiamo che l’altro abbandoni il proprio mondo così come abbiamo fatto noi.
È talmente tanto l’amore che sentiamo che ci trasformiamo in persone amareggiate che vomitano ogni giorno rimproveri e critiche. Se qualcuno non ci ama come lo amiamo noi, questo “amore” ci rende vittime e ricattatrici.
(“Io do tutto per te”).

 

Questo amore ci trascina all’inferno quando non siamo corrisposte, o quando non siamo infedeli, o quando ci abbandonano: perché quando ce ne rendiamo conto, siamo ormai sole nel mondo, isolate da amiche e amici, familiari o vicini, dipendenti da un uomo che è convinto di avere il diritto di decidere per noi.
Per questo questo “amore” Non è amore. È dipendenza, è necessità, è paura di stare da sole, è masochismo, è un’utopia collettiva, ma NON È amore.

 

Amiamo in modo patriarcale: il romanticismo patriarcale è un meccanismo culturale per perpetuare il patriarcato, molto più potente delle leggi: la disuguaglianza si annida nei nostri cuori. Amiamo prendendo come presupposto concetti come la proprietà privata e la disuguaglianza di diritti tra uomo e donna. La nostra cultura idealizza l’amore femminile come un amore incondizionato, di abnegazione, sottomesso, legato, soggiogato. A noi donne viene insegnato ad aspettare ed amare un uomo con la stessa devozione con cui dovremmo amare Dio o Gesucristo.
Hanno insegnato a noi donne ad amare la libertà dell’uomo, non la propria. Le grandi figure della politica, dell’economia, della scienza o dell’arte sono sempre state di uomini. Ammiriamo gli uomini e li amiamo per la loro grandezza; le donne, private delle risorse economiche e della proprietà, hanno avuto bisogno degli uomini per sopravvivere.

 

La disuguaglianza economica per questioni di genere porta alla dipendenza economica e sentimentale delle donne. Gli uomini appaiono attraenti in quanto hanno soldi e opportunità, e perché ci hanno inculcato, fin da piccole, che la salvezza sarà incontrare un marito. Non ci hanno insegnato a lottare per l’uguaglianza o le pari opportunità e gli stessi diritti, ma ad essere belle e conquistare qualcuno che ti mantenga, che ti desideri e ti protegga, anche se questo può significare rinunciare alle amicizie o stare insieme ad un uomo violento, sgradevole, egoista, sanguinario.
L’esempio più evidente che abbiamo sono i narcotrafficanti: hanno tutte le donne che vogliono, automobili, droga, tecnologia, hanno tutto il potere per attrarre donne sole, senza risorse e opportunità.

 

Questa disuguaglianza strutturale che c’è tra donne e uomini si perpetua attraverso cultura ed economia. Se godessimo delle stesse risorse economiche e potessimo vivere con i nostri bambini in comunità con condivisione equa delle risorse, non avremmo relazioni ‘per bisogno o necessità’; credo che ameremmo con molta più libertà se non ci fossero interessi economici in mezzo. Diminuirebbero drasticamente il numero di adolescenti povere che cercano, con la gravidanza, di assicurarsi l’amore del maschio o, quanto meno, una pensione per alimenti di almeno 20 anni.
Anche agli uomini insegnano ad amare a partire dalla disuguaglianza. La prima cosa che imparano è che quando una donna si sposa con te è “tua moglie”, qualcosa di simile a “mio marito” però peggio.
I maschi possono scegliere tra due opzioni: o si fanno desiderare e rimangono in superiorità (maschi alfa), o si sottomettono alla donna (buono a nulla). Gli uomini sembrano comunque più tranquilli rispetto alle donne visto che la tradizione insegna loro che non devono dare, nella loro vita, troppa importanza all’amore, ne lasciare che le donne invadano tutti i loro spazi, neanche esprimere in pubblico il loro affetto.
Tutto questo contenimento/contenitore si rompe quando la donna decide di separarsi ed intraprendere da sola la propria strada. Visto che nella nostra cultura il divorzio è un enorme trauma, gli strumenti a disposizione dei maschi sono pochi: possono lamentarsi, deprimersi, autodistruggersi (alcuni si suicidano, altri cominciano litigi mortali, altri ancora guidano come pazzi in senso contrario), o reagire con violenza con la donna che dichiara di amare.

 

È così che entra in gioco la maledetta questione di “onore”, il miglior esempio di due pesi e due misure: sono gli uomini, naturalmente, che possono perseguitare le femmine, le quali dovrebbero essere uccise se non sono d’accordo i loro bisogni. Per gli uomini tradizionali, la virilità e l’orgoglio sono di sopra di tutto: si può vivere senza amore, ma non senza onore.
Milioni di donne muoiono ogni giorno per “crimini d’onore” per mano dei loro mariti, padri, fratelli, amanti, o per suicidio (costrette dai propri familiari).
I motivi: parlare con un uomo che non sia tuo marito, essere stuprata, voler divorziare. Anche solo una chiacchiera può uccidere una donna. E queste donne non possono cominciare una vita propria al di fuori della comunità: non hanno soldi, non hanno diritti, non sono libere, non possono lavorare fuori casa. No c’è modo di scappare.
Anche le donne che godono dei loro diritti rimangono intrappolate in relazioni matrimoniali o sentimentali. Donne povere o analfabete, donne ricche e colte: la dipendenza emotiva delle donne non conosce distinzione di classe sociale, etnie, religioe, età o orientamento sessuale. Sono tantissime le donne, in tutto il pianeta, che subiscono la tirannia del “sopporta per amore”.

 

L’amore romantico è, in questo senso, uno strumento del controllo sociale, e anche un anestetizzante, Ce lo vendono come un’utopia raggiungibile, ma mentre gli andiamo incontro cercando la relazione perfetta che ci renderà felici, ci rendiamo conto che l’unico modo di relazionarci sia perdere la propria libertà e rinunciare a tutto pur di assicurare un’armonia coniugale.

 

In questa stupenda armonia, gli uomini tradizionali vogliono spose tranquille che li amino senza chiedere nulla (o molto poco) in cambio. Quanto più le donne hanno un’autostima bassa tanto più si vittimizzeranno e saranno dipendenti da loro. È così che fanno fatica a capire che il vero amore non ha nulla a che vedere con la sottomissione, con il sacrificio o con la sopportazione.
La coppia è la pietra angolare della nostra società. Per questo Aziende, Chiesa, Banche penalizzano i single e promuovono i matrimoni eterosessuali; quando l’amore finisce o si rompe lo viviamo come se fosse un grande trauma. Ci disperiamo completamente: non sappiamo dividere le nostre strade , non sappiamo trattare con affetto chi si vuole allontanare da noi o che abbia incontrato un nuovo amore. Non sappiamo gestire le emozioni: per questo sono frequenti le minacce, gli insulti, le vendette, le cattiverie tra coniugi.
Ed è per questo che tante donne vengono maltrattate e assassinate quando decidono di separarsi e ricominciare una propria vita. La quantità di uomini che non hanno strumenti per affrontare una separazione è molto alta: già da bambini imparano che devono essere dei re, e che i conflitti si risolvono con la violenza. Se non lo imparano a casa, lo apprendono in televisione: i suoi eroi ottengono giustizia usando la violenza, imponendo la propria autorità. Questi eroi non piangono se non riescono a raggiungere i propri obiettivi (vincere una coppa di pallone o sterminare gli androidi).
Quello che ci insegnano nei films, nei racconti, nelle serie tv è che le ragazze degli eroi li aspettano pazientemente, li adorano e si prendono cura di loro, sono sempre disponibili appena loro hanno un po’ di tempo.
Le ragazze della pubblicità offrono il loro corpo come merce, le ragazze belle della televisione offrono il loro amore come premio al valore maschile. Le brave ragazze non abbandonano i loro mariti. Le cattive ragazze, quelle che si credono padrone del proprio corpo e della propria sessualità, che si credono padrone della propria vita o che si ribellano, arrivano sempre ad un meritato castigo (carcere, malattie, ostracismo sociale o morte).
Le cattive ragazze sono odiate sia dagli uomini che dalle brave ragazze, questo perché destabilizzano l’ordine “armonioso” delle cose quando prendono decisioni o rompono con i legami. I mezzi di comunicazione spesso ci presentano i casi di violenza contro le donne come se fossero dei “crimini passionali”, e giustificano gli assassini o la tortura con espressioni tipo: “non era una persona normale”, “aveva bevuto”, “ già si era messa con un’altra persona”, lui “impazzì quando si rese conto di”. E se la uccise “qualcosa avrà combinato”. E così la responsabilità e la colpa ricade sulla donna, e la vittima è lui. Lei gli diede una cantonata e merita questa lezione, lui deve vendicarsi per acquietare il suo dolore e ricostruire il suo orgoglio.

 

La violenza è una componente fondante della nostre società diseguali, quindi è necessario che l’amore non venga confuso con il possesso, così come la guerra non deve essere confusa con gli “aiuti umanitari”. In un mondo in cui usiamo la forza per imporre il comando e controllare le persone, dove esaltiamo l’uso della vendetta come strumento per gestire il dolore, dove si usa la pena per correggere le deviazioni e la pena di morte per dare conforto alle vittime, è necessario più che mai imparare a volersi bene.

 

È fondamentale comprendere che l’amore deve essere basato sull’equanimità e sull’avere cura. Non solo per il coniuge, ma per l’intera società. È essenziale stabilire relazioni alla pari in cui le differenze servono ad arricchire l’altro, non a sottometterlo. È essenziale autorizzare le donne e farle capire che non devono vivere assoggettate all’amore e insegnare agli uomini a gestire le proprie emozioni in modo da poter controllare rabbia, impotenza, la sua rabbia, e la paura, e far capire che le donne non sono oggetti personali, ma compagne di vita.

 

Inoltre, dobbiamo proteggere le/i bambin* che soffrono in casa la violenza maschile, che devono sopportare l’umiliazione e le lacrime della loro eroina, la mamma, devono sopportare le urla, le botte e la paura, vivono nel terrore, perché il loro mondo è un inferno. È urgente porre fine alla violenza maschilista. La violenza di genere viene considerato una questione personale, che colpisce alcune donne, per questo molta gente che sente le grida di aiuto non reagisce, non denuncia, non interviene. Guardando le cifre ci rendiamo conto che il personale è politico ed economico: la crisi accentua la situazione, perché molte non possono intraprendere una separazione, il divorzio è per le coppie che possono permetterselo economicamente. Una prova di ciò è che adesso si denunciano meno casi e spesso le donne si tirano indietro; con le tasse giudiziali approvate in Spagna, le donne più umili non si separano né denunciano: appellarsi alla giustizia è un fatto da ricche.
È urgente lavorare sugli uomini (prevenzione e trattamento) e proteggere le donne e i/le suoi figli e figlie. Bisogna emancipare le donne, ma dobbiamo lavorare anche con gli uomini, altrimenti la lotta sarà vana. È necessario promuovere politiche pubbliche che abbiano una prospettiva di genere completa ed è necessario che i media contribuiscano a generare un rifiuto nei confronti di questa forma di terrorismo installato in tutte le case del mondo. È necessario un cambiamento sociale e culturale, economico e sentimentale. L’amore non può basarsi sulla proprietà privata e la violenza non può essere uno strumento per risolvere i problemi. Le leggi contro la violenza di genere sono molto importanti, ma devono essere accompagnate da un cambiamento nelle nostre strutture emotive e sentimentali. Perché ciò sia possibile dobbiamo cambiare la nostra cultura e promuovere altri modelli amorosi che non si basino sulle lotte di potere per dominarci o sottometterci. Altri modelli femminili e maschili che non si fondano sulla fragilità delle une e sulla brutalità degli altri. Dobbiamo imparare a rompere con i miti, a sbarazzarci dei mandati di genere, a dialogare, a godere della gente che ci accompagna nel cammino, a unirci e separarci in libertà, a trattarci con rispetto e tenerezza, ad assorbire le perdite e costruire buone relazioni. Dobbiamo rompere i cerchi del dolore che ereditiamo e riproduciamo inconsciamente e dobbiamo liberare le donne e gli uomini e coloro che non sono né l’una né l’altro, dal peso delle gerarchie, della tirannia dei ruoli e dalla violenza. Dobbiamo lavorare molto perché l’amore si espanda e l’uguaglianza una realtà, ma al di là dei discorsi. Perciò questo testo è dedicato a tutte le donne e gli uomini che lottano contro la violenza di genere in tutte le parti del mondo: gruppi di donne contro la violenza maschile, gruppi di auto-riflessione maschile, autore /autori che indagano e scrivono su questo fenomeno, artiste che lavorano per visibilizzare questa piaga sociale, politiche/tici che lavorano per promuovere l’uguaglianza, attiviste che scendono in strada a condannare la violenza, maestre/professor* che svolgono un lavoro di sensibilizzazione nelle loro aule, ciberfemministe che raccolgono firme per visibilizzare i femminicidi e promuovere leggi, i/le leader che lavorano nelle comunità per eliminare l’abuso e la discriminazione delle donne. Il modo migliore per combattere la violenza è porre fine alla diseguaglianza e al machismo: analizzando, visibilizzando, decostruendo, denunciando e apprendendo insieme.

 

Fonte: http://www.pikaramagazine.com/2012/11/la-violencia-de-genero-y-el-amor-romanticocoral-herrera-gomez-expone-que-el-romanticismo-es-el-mecanismo-cultural-mas-potente-para-perpetuar-el-patriarcado/#sthash.lGKGwmlA.dpuf

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